Femminicidi e Primati.
Femminicidi e Primati.
Come in tutti i primati, anche nel genere Homo la femmina che si accoppia o tenta di accoppiarsi con un maschio esterno al gruppo può venire uccisa dal capo branco.
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Nel caso dei FEMMINICIDI il maschio del genere Homo in casi di particolare gravità può perdere la testa, le pulsioni ancestrali possono prevalere e fargli ammazzare quella che per lui è la SUA donna, la sua femmina !
La genetica non si può dominare né con la forza e nemmeno con l' educazione. :-O
Si possono però evitare le situazioni che possano scatenarla. Non non appena una femmina umana abbia la voglia di cambiare il proprio maschio stia molto attenta a quel che fa e a come lo fa perché lei rischia la vita, e lui la galera o il suicidio !
https://www.pittografica.it/la-violenza-puo-essere-femminile/
I primati: caratteristiche, classificazione e comportamento.
I primati sono un gruppo di mammiferi che comprende oltre 500 specie diverse, tra cui l’essere umano. In questa pagina, vedremo quali sono le principali caratteristiche che li contraddistinguono, come si classificano in base alla loro evoluzione e filogenesi, e quali sono i loro comportamenti sociali e riproduttivi.
Caratteristiche dei primati
I primati si caratterizzano per avere alcune caratteristiche comuni, che li differenziano dagli altri mammiferi. Queste sono:
Cinque dita su ogni zampa, con un pollice opponibile, che permette di afferrare e manipolare oggetti.
Una dentatura non specializzata, con quattro tipi di denti (incisivi, canini, premolari e molari), adatta a una dieta varia e onnivora.
Una visione a colori e binoculare, che consente di percepire la profondità e di distinguere le sfumature dei colori.
Un elevato grado di intelligenza, che si manifesta in capacità cognitive come il ragionamento, la memoria, il linguaggio, l’apprendimento e la risoluzione di problemi.
Un lungo periodo di gestazione, di allattamento e di crescita, che richiede una forte cura parentale e favorisce lo sviluppo di legami sociali.
Classificazione dei primati
I primati appartengono all’ordine dei Primates, che si suddivide in due sottordini: i Strepsirrhini e gli Haplorhini. I primi comprendono i primati più primitivi, come i lemuri, i loris e i tarsi, che hanno un muso allungato, una coda lunga e pelosa, e un organo vomeronasale per la percezione degli odori. I secondi comprendono i primati più evoluti, come le scimmie, gli scimpanzé, i gorilla, gli oranghi e gli umani, che hanno un cranio più voluminoso, una coda ridotta o assente, e una maggiore dipendenza dalla vista rispetto all’olfatto.
Gli Haplorhini si dividono a loro volta in due infraordini: i Tarsiiformes e i Simiiformes. I primi includono solo i tarsi, che sono piccoli primati notturni e arboricoli, con grandi occhi e orecchie, e lunghe zampe posteriori. I secondi includono le scimmie e gli ominoidi, che sono primati diurni e variamente adattati agli ambienti terrestri e arborei. Le scimmie si distinguono in scimmie del Vecchio Mondo (Cercopithecoidea) e scimmie del Nuovo Mondo (Platyrrhini), a seconda della loro origine geografica e della forma del naso. Gli ominoidi si dividono in due superfamiglie: gli Iloboidea, che comprendono i giboni e i siamanghi, e gli Ominoidi, che comprendono gli scimpanzé, i gorilla, gli oranghi e gli umani.
Gli umani appartengono al genere Homo, di cui sono l’unica specie vivente, alla famiglia degli Ominidi e alla superfamiglia degli Ominoidi. Gli umani hanno avuto origine in Africa circa 300 000 anni fa e si sono diffusi in tutto il mondo, sviluppando una complessa cultura e società.
Comportamento dei primati
I primati sono animali sociali, che vivono in gruppi di dimensioni e composizioni variabili, a seconda della specie. I gruppi possono essere formati da un solo maschio e più femmine (poliginia), da più maschi e più femmine (poliandria), da una coppia monogama, o da individui di entrambi i sessi senza legami stabili (promiscuità). All’interno dei gruppi, si stabiliscono gerarchie, alleanze, amicizie e rivalità, che regolano l’accesso alle risorse, come il cibo, il territorio, le femmine e i figli.
Il comportamento riproduttivo dei primati dipende dalla strategia di accoppiamento adottata dalla specie. In generale, i primati maschi cercano di accoppiarsi con il maggior numero possibile di femmine, per massimizzare il loro successo riproduttivo, mentre le femmine cercano di accoppiarsi con i maschi più forti, attraenti o generosi, per ottenere una buona qualità genetica o dei benefici materiali. Tuttavia, esistono anche casi di accoppiamenti extra-pair, in cui le femmine si accoppiano con maschi diversi da quelli del loro gruppo, per aumentare la variabilità genetica della prole, per ridurre il rischio di infanticidio, o per ottenere protezione o cibo.
Il comportamento parentale dei primati è principalmente a carico delle femmine, che si occupano di allevare la prole, fornendo cibo, cure e insegnamento. Le femmine sono spesso le responsabili della trasmissione culturale tra le generazioni, in quanto insegnano ai figli le abilità necessarie per la sopravvivenza e l’integrazione nel gruppo. Le femmine possono anche svolgere un ruolo importante nella difesa del territorio, nella ricerca di cibo e nella mediazione dei conflitti. I maschi, invece, hanno un ruolo più marginale nella cura dei figli, ma possono contribuire a proteggere il gruppo e le femmine da eventuali predatori o rivali, a mantenere la coesione sociale e la gerarchia, e a insegnare ai figli le norme e i valori del gruppo.
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